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	<title>Mafe De Baggis</title>
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		<title>La verità è che non sei bravo abbastanza</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Costituzione italiana parla di diritto al lavoro, non del diritto al lavoro dei tuoi sogni. In questi tempi duri si confonde spesso la sopravvivenza con la carriera, ma quella]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Costituzione italiana parla di diritto al lavoro, non del diritto al lavoro dei tuoi sogni. In questi tempi duri si confonde spesso la sopravvivenza con la carriera, ma quella del diritto al perseguimento della felicità è la dichiarazione d&#8217;indipendenza americana e non mi sembra abbia prodotto una società molto migliore della nostra.</p>
<p>Non voglio dire di mettere da parte sogni e progetti, ma, al contrario, per evitare di boicottarsi da soli, <strong>di distinguere tra oggettive difficoltà</strong> (connaturate a qualunque progetto ambizioso) <strong>e colpevolizzazione</strong>. Niente come l&#8217;autocommiserazione complica la vita a chi pensa di aver qualcosa da fare e da dire, soprattutto in tempi in cui, nonostante tutto, le barriere al fare e al dire si sono abbassate tantissimo.</p>
<p>Parlo soprattutto di chi sogna un lavoro nell&#8217;informazione e nella comunicazione, <a title="Il fascino indiscreto della comunicazione" href="http://punto-informatico.it/3062072/PI/Commenti/nologo-fascino-indiscreto-della-comunicazione.aspx" target="_blank">sogni per niente recenti</a>. Nel 1987 &#8211; nel secolo scorso &#8211; quando mi sono iscritta al corso di diploma universitario in Relazioni Pubbliche dello IULM c&#8217;era gente in coda dall&#8217;alba per assicurarsi il posto.<br />
Internet e i media digitali hanno abbassato le barriere in ingresso alla selezione per i mestieri del fare informazione e del fare comunicazione, creando però un <em>demi-monde</em> di persone né dentro né fuori, un vero e proprio limbo in cui il rischio di restare intrappolati per sempre e di diventare complici dei propri aguzzini è elevatissimo. Non a caso da più parti si punta il dito contro il malcostume di pagare niente o pochissimo i collaboratori soprattutto se provenienti dalla Rete e non da canali di recruiting più tradizionali. Ecco, qualcuno ogni tanto deve ricordarlo: se dopo anni (facciamo cinque?) sei ancora pagato pochissimo c&#8217;è il rischio che tu stesso, continuando ad accettare condizioni inaccettabili, contribuisca alla situazione. <strong>Dire di no si può, in alcuni casi si deve.</strong></p>
<p>Frequentando per piacere e per lavoro la Rete italiana dal 1996 posso dire con ragionevole sicurezza che non conosco gente dotata di <strong>talento &amp; tigna</strong> a spasso. Mi dispiace, ma non c&#8217;è un modo gentile per dirlo. Conosco più persone che hanno volontariamente lasciato contratti giornalistici a tempo indeterminato in testate nazionali che persone di talento senza un lavoro.</p>
<p>È un po&#8217; come se Internet fosse una strada di Rio de Janeiro in cui tutti i bambini giocano a calcio: se passa il Mister e ne porta in Italia solo uno (o nessuno) non è colpa della strada e tantomeno dei bambini, è che i posti in campionato sono pochi ed essere &#8220;abbastanza bravi&#8221; non basta, devi essere bravo abbastanza. Non confondiamo la maggiore facilità di espressione pubblica con lo sfruttamento, che esiste solo se una parte guadagna molto più dell&#8217;altra. Nessuno ci obbliga a pubblicare i nostri contenuti su Google (Blogger/YouTube), Facebook, Twitter o a regalarli a un editore tradizionale che lancia iniziative di <em>crowdsourcing</em>. Lo facciamo perché ci divertiamo a farlo o perché speriamo di essere notati facendolo e in entrambi i casi stiamo usando un servizio gratuito di cui riconosciamo l&#8217;utilità (altrimenti non lo useremmo). Twitter non sarebbe niente senza di noi, ma noi senza Twitter non avremmo Twitter.</p>
<p>Se vuoi autoprodurti senza usare piattaforme di altri puoi farlo creando e aggiornando un tuo sito e usando solo servizi a pagamento: <em>Internet</em> abbassa le barriere d&#8217;ingresso alla selezione e anche alla pubblicazione, ma da lì in poi il resto devi mettercelo tu e se non basta dare la colpa al mondo brutto e cattivo non aumenterà le tue chance di successo. <em>Internet</em> ti aiuta a rendere visibile il tuo talento, non ti garantisce che il tuo talento basti a giocare in serie A.</p>
<p>Io sono stata un copywriter &#8220;abbastanza bravo&#8221; e ho rinunciato a fare la giornalista e a scrivere romanzi perché a un certo punto ho capito che non ero &#8220;brava abbastanza&#8221; per guadagnarmi da vivere solo scrivendo. Credetemi, so benissimo di cosa parlo quando consiglio di riconoscere i propri limiti senza addossare la colpa al resto del mondo, anche perché, esattamente come nell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/He's_Just_Not_That_into_You">episodio di Sex &amp; the City parafrasato nel titolo</a>, prenderne atto è spesso una liberazione. <em>No mixed messages.</em></p>
<p><em>PS: il titolo credo sia di <a href="http://www.blimunda.net/" target="_blank">Barbara Sgarzi</a>, dico credo perché parliamo talmente spesso di queste cose che è difficile ricordare dove finisce il mio pensiero e inizia il suo. Questa precisazione serve solo a dividere con lei la montagna di insulti che sento arrivare <img src='http://mafedebaggis.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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		<title>Legami online e offline</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 07:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad Alba per la prima volta sono stata da piccola, ricordo solo il viaggio lunghissimo, il freddo, i savoiardi e la casa enorme dei miei zii, trasferiti lì da Taranto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.artesanum.com/upload/postal/3/4/2/bambola-18675.jpg"><img class="alignright" style="margin: 5px;" title="Bambolina riccia" src="http://it.artesanum.com/upload/postal/3/4/2/bambola-18675.jpg" alt="" width="283" height="405" /></a>Ad Alba per la prima volta sono stata da piccola, ricordo solo il viaggio lunghissimo, il freddo, i savoiardi e la casa enorme dei miei zii, trasferiti lì da Taranto per una promozione (mio zio era Presidente del Tribunale, cosa che da bambina per me significava tanti tanti savoiardi e una bambola di panno lenci che mi faceva meno paura delle altre). Ci sono tornata da grande per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pinot_Gallizio">Gallizio</a> (quello con la maiuscola) e &#8211; non lo dite a <a href="http://twitter.com/gallizio">quello con la minuscola</a> &#8211; per le nocciole, e non l&#8217;ho riconosciuta (niente savoiardi), ma capite bene quanto sia strano per me tornarci per parlare lunedì a un convegno dei legami che abbiamo con i posti e della Rete che ci permette di conviderli e di come leggerli, come scriverli, come viverli (è tutta colpa di <a href="http://www.paolasucato.it/">Paola Sucato</a> e di <a href="http://twitter.com/#!/carlovischi">Carlo Vischi</a>, che attenteranno anche alla mia linea).</p>
<p><a href="http://www.langheroero.it/Sezione.jsp?titolo=Turismo+e+Web+2.0&amp;idSezione=733">Il convegno</a> &#8220;Web e territorio. Le opportunità della rete per il turismo in Piemonte&#8221; è a Palazzo G. Morra, Piazza Medford, la mattina con <a href="http://www.robertamilano.com/">Roberta Milano</a>, <a href="http://funkyprofessor.blogspot.it/">Marco Zamperini</a> e <a href="http://www.buytourismonline.com/speakers/francesco-tapinassi/">Francesco Tapinassi</a> cercheremo di farvi innamorare del nostro lavoro, nel pomeriggio <a href="http://www.gallizioeditore.com">Filippo Pretolani</a>, <a href="http://www.lafra.it/">Francesca Casadei</a> e <a href="http://www.tommasosorchiotti.com/">Tommaso Sorchiotti</a> cercheranno di insegnarvi a farlo.</p>
<p>Io dirò che:</p>
<p><em>Mettersi in viaggio è unire i puntini di un&#8217;emozione che prima di tutto si sogna, poi si vive e poi si ricorda: un&#8217;emozione prima di tutto personale, che un tempo si condivideva solo con i compagni di viaggio e poi con le persone più vicine e oggi si vive in diretta con chiunque abbia voglia di seguirci online. Questa emozione evocata e costruita in anticipo dalla comunicazione turistica deve mantenere le promesse fatte anche implicitamente: le promesse non mantenute della comunicazione turistica sono particolarmente difficili da gestire quando i tuoi ospiti sono fisicamente presenti in strutture e destinazioni non all&#8217;altezza delle aspettative. </em></p>
<p><em>Un tempo si lamentavano con chi li ospitava, oggi si lamentano in pubblico su Internet: è colpa di Internet o di chi li ha delusi? Una delle soluzioni emergenti grazie ai social media è lasciar parlare i posti attraverso le esperienze di chi li ha vissuti e amati: non parliamo tanto di recensioni (fredde) quanto di racconti (caldi), racconti sempre più live e sempre più apprezzati da chi cerca risposte alla domanda &#8220;dove vado in vacanza?&#8221;. Il legame con un posto non inizia con la prenotazione, inizia con un sogno: perché il sogno si concretizzi e venga poi trasmesso ad altri chi comunica deve saper raccontare una storia i cui personaggi sono i posti, i viaggiatori e le loro emozioni.</em></p>
<p>Se siete lì, venite a salutarmi; se seguite da casa l&#8217;hashtag è <a href="https://twitter.com/#!/search/realtime/%23twt01" target="_self">#TWT01</a>.</p>
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		<title>Preferisco ricordare le cose a modo mio</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 15:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Odio le telecamere. Preferisco ricordare le cose a modo mio&#8220;. Qualche millennio (e zilioni di neuroni) fa questa frase di Lost Highway esprimeva perfettamente il mio pensiero in merito alla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Odio le telecamere. Preferisco ricordare le cose a modo mio</em>&#8220;. Qualche millennio (e zilioni di neuroni) fa questa frase di Lost Highway esprimeva perfettamente il mio pensiero in merito alla registrazione della propria vita. Prima delle foto digitali io odiavo le foto, davvero. Odiavo la freddezza del gesto, odiavo l&#8217;ansia di dover immortalare il rituale piuttosto che l&#8217;attimo, quell&#8217;ancora una, quel mettiti lì, il dai-una-foto-ricordo-cheese. Ricordo di aver scritto anni fa un post, finito chissà dove, su un battesimo invisibile causa schiera di fotografi improvvisati tra palchi e altare ed è un post del secolo scorso o giù di lì.</p>
<p>Prima dei social media io in un certo senso odiavo anche i ricordi, nel senso dell&#8217;idea di lavorarci su, di tornare a casa e scriverli o fissarli. Ho dei diari, certo, ma sono diari di pura invenzione o di ricami sparsi, posso usarli per ricordare chi ero o come mi mentivo, per interrogarmi sui motivi di cotanta self-deception, non certo per riportare in vita quello che ho dimenticato.</p>
<p>In uno degli ultimi post su <a href="http://www.maestrinipercaso.it/" target="_blank">Maestrini per caso</a> scrivevo:</p>
<p><em>In questo blog ho sempre raccontato tanto di me e pochissimo della mia vita. Scrivere qui serve soprattutto a narrarmi quel che è successo in modo che acquisti un senso, forse l&#8217;unica cosa che ho imparato a fare per salvarmi.</em></p>
<p>Salvarmi e riportare in vita, appunto. Ho pochissime foto e pochissimi ricordi di cose che oggi vorrei disperatamente ricordare, ma <strong>la mia memoria narrata incomincia nel 1996 con Internet.</strong> I newsgroup, i blog e Flickr i social media mi hanno permesso di fermare un momento proprio mentre lo stavo vivendo, senza poterci mettere distanza, senza riscriverlo, senza mediarlo. Proprio quello che molti oggi amano biasimare, proprio quell&#8217;interrompere un&#8217;esperienza (un tramonto, un viaggio, un pranzo, un litigio, un bacio) per fermarla in un&#8217;istantanea senza pose, per quanto superficialmente possa sembrare il contrario, perché velocissima e pubblica.</p>
<p>Sembrano in molti assai sicuri che narrare un&#8217;esperienza mentre la si vive la impoverisca: io a questi chiederei <strong>quanto pagherebbero per avere una memoria immediata del loro passato, lo chiedo riguardando le foto, rileggendo i post, scorrendo i tweet e le divagazioni via mail.</strong> Lo chiedo sapendo che la mia risposta è che quell&#8217;attimo rubato al momento presente me lo ha regalato per ogni volta che ne avrò ancora voglia. <strong>Quasi tutto il passato senza un fermo immagine è per me passato irrimediabilmente</strong> e quanto vorrei, oggi, aver potuto micronarrare tutto quello che mi è successo prima del 1996, quanto vorrei poter leggere i tweet del mio bisnonno e quanto mi servirebbero delle tracce per &#8220;poter ricordare le cose a modo mio&#8221;: pagherei, anzi, quando posso pago per archiviare il tutto nel migliore dei modi.</p>
<p>PS cinefilo: <a title="Lost Highway e Cloverfield" href="http://www.maestrinipercaso.it/2008/01/x-view-cloverfield.html" target="_blank">Lost Highway e Cloverfield</a></p>
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		<title>#caroeditore</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 19:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un regalino a tutti quelli che hanno partecipato o che non sono riusciti: tutti i tweet di #caroeditore in un pdf (pesantuccio, circa 4 mega).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un regalino a tutti quelli che hanno partecipato o che non sono riusciti: <a href="http://mafedebaggis.it/wp-content/TweetReach_caroeditore.pdf">tutti i tweet di #caroeditore in un <strong>pdf</strong></a> (pesantuccio, circa 4 mega).</p>
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		<title>2012 cose da fare prima della fine del mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 13:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;2012 cose da fare prima della fine del mondo&#8221; è un esperimento da fare tutti insieme su Twitter: una raccolta di desideri e progetti, seri e meno seri, realistici o]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;2012 cose da fare prima della fine del mondo&#8221; è un esperimento da fare tutti insieme su Twitter: una raccolta di desideri e progetti, seri e meno seri, realistici o completamente utopici.</p>
<p>Li ripubblico tutti qui via via che li scrivete e seleziono quelli che ritengo i più interessanti: se riusciamo a raccogliere 2012 propositi (ognuno può proporne quanti ne vuole) li chiudiamo e li impacchettiamo in un libro (sì, quelli di carta e bit). L&#8217;editore è Mondadori, che mi ha proposto l&#8217;esperimento; il curatore sono io e sono molto curiosa di vedere che cosa succede.</p>
<p>Pronti, partenza, via? Abbiamo un paio di settimane circa, chiudo la raccolta giovedì 29 marzo. Una volta selezionati i contributi da pubblicare vi contatto via Twitter per raccogliere i consensi alla pubblicazione.</p>
<p><strong>Importante</strong>: per aiutarmi a trovare i tweet usate #2012cosedafare o #2012fdm o segnalatemeli via mail (mafe.debaggis @ gmail.com).</p>
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		<title>Il piccolo ROI</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 20:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è solo una categoria di persone che mi dà più sui nervi di quelli che fanno pubblicamente le pulci al lavoro dei loro concorrenti e sono quelli che fanno pubblicamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è solo una categoria di persone che mi dà più sui nervi di quelli che fanno pubblicamente le pulci al lavoro dei loro concorrenti e sono quelli che fanno pubblicamente le pulci al lavoro degli altri (e in particolare dei loro concorrenti) a muzzo.</p>
<p>Detto questo, in questo periodo sono un po&#8217; nervosetta quindi non metto link, non faccio nomi e non approfondisco, ci tenevo solo a ricordare tre cose:</p>
<ul>
<li>è impossibile giudicare dall&#8217;esterno i risultati raggiunti di qualunque cosa se non si conoscono gli obiettivi dell&#8217;iniziativa giudicata (<em>vedi anche alla voce &#8220;se ti ho fatto firmare un NDA è bizzarro che tu dica che non ne ha parlato nessuno&#8221;</em>)</li>
<li>qualunque azienda si mettesse a postare gattini sui social media farebbe dei numeri spettacolari, peccato però che in molti casi i gattini non c&#8217;entrino niente né con l&#8217;offerta dell&#8217;azienda né con la sua personalità (<em>vedi anche alle voci &#8220;captatio benevolentiae&#8221; e &#8220;posizionamento davide contro golia&#8221;</em>)</li>
<li>se ti piace la strategia di un&#8217;azienda che ti piace e non ti piace la strategia di un&#8217;azienda che non ti piace, fatti delle domande (<em>vedi anche alla voce: &#8220;la prossima volta parla anche di chi ti paga lo stipendio</em>&#8220;)</li>
</ul>
<p>Con immutata stima.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi divora chi</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 09:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un paio di riflessioni in merito al marketing che &#8220;divora&#8221; i blogger farebbero comodo, scrive Loredana Lipperini, e non potrei essere più d&#8217;accordo. Lo spunto è la decisione di P&#38;G]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di riflessioni in merito al marketing che &#8220;divora&#8221; i blogger farebbero comodo, scrive <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/16/mamma-mia-2/comment-page-1/" target="_blank">Loredana Lipperini</a>, e non potrei essere più d&#8217;accordo. Lo spunto è la decisione di P&amp;G di arruolare due &#8220;mamme blogger&#8221; per raccontare Sanremo in diretta dall&#8217;Ariston, ma potrebbe essere qualunque altra iniziativa [edit: e soprattutto potrebbe riguardare chiunque ha una voce e un seguito in Rete, a prescindere dai blog].</p>
<p>Come molti (ma non tutti) sanno io di lavoro faccio anche quella che queste iniziative le progetta, che si inventa cosa fare, chi coinvolgere, come, in che termini, con che obiettivi e quali i risultati sperati (che non sono quasi mai venderti qualcosa, è il caso di dirlo).</p>
<p>La mia prima riflessione nasce da tanti anni di esperienza sul campo anche come blogger, e come blogger che <a href="http://www.maestrinipercaso.it/2007/10/manifesto.html" target="_blank">nel 2007 scriveva</a> (e lo penso ancora):</p>
<p><em>Questo blog è uno spazio personale e non sarà mai in vendita, neanche per il miglior tramezzino del mondo. Chi vuole vendere il suo blog e la reputazione con esso guadagnata, è liberissimo di farlo, ma per favore, non mettetemi (non metteteci) nello stesso campo da gioco.</em></p>
<p>La mia prima riflessione nasce da qui e dal fatto che dal 2001, quando ho aperto il mio primo blog, a oggi, sono cambiate tante cose, ma una in particolare: <strong>nonostante io continui a considerarlo un ossimoro i &#8220;blogger professionisti&#8221; sono aumentati</strong> e non possono che essere considerati piccole aziende. Ha ragione Loredana a temere che ci sia qualcuno che divora altri, ma a volte, leggendo certe mail, certe richieste e certe risposte mi chiedo chi divora chi (o almeno ci prova), in tutti i campi.</p>
<p>La mia seconda riflessione è che il mio parere personale non è in vendita anche perché come spazio pubblicitario comprato vale assai poco: quello che vale è la fiducia di chi mi segue e che mi conosce e che sa che se consiglio un libro, un ristorante o un film è perché l&#8217;ho amato davvero. A volte amo qualcosa che ho scoperto io, altre qualcosa che mi ha mandato un&#8217;azienda: nel secondo caso ha senso che io taccia? Non credo (ma ovviamente esplicito il contesto, cioè l&#8217;omaggio).</p>
<p>Lavoro per Mondadori Libri da diversi anni, anni in cui sono stati pubblicati decine se non centinaia di libri: di questi io ne ho consigliati personalmente forse quattro. Sono stata divorata? Non credo proprio, è che li ho amati alla follia e non è che posso lucchettarmi l&#8217;amore (le aziende che amiamo tanto odiare sono anche quelle che creano i prodotti di cui spesso non possiamo fare a meno).</p>
<p><strong>È vero che le aziende spesso trattano chi scrive online come spazi pubblicitari da comprare, ma è anche vero che spesso chi scrive online si comporta come uno spazio pubblicitario da vendere.</strong> Il mio lavoro è evitare questi e cercare di coinvolgere gli altri senza disturbare e senza fare pressioni, a volte riesce bene, a volte meno; il punto è sempre che se, come scrive Loredana, <em>&#8220;(le mamme blogger) sono, potenzialmente, una forza in grado di esercitare pressioni non indifferenti&#8221;</em> l&#8217;esercizio di questa forza passa anche attraverso una relazione aperta, pubblica e trasparente con le aziende, il muro contro muro non ha mai fatto andare da nessuna parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sudore della carta</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 11:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno ero in un albergo, in una di quelle classiche sale riunioni senza luce naturale e con le caramelle tonde colorate. Aspettavo di parlare e di raccontare a un gruppo di persone come &#8220;leggere&#8221; le storie dei viaggiatori, nel senso proprio di da che verso prenderle, come capirle senza sottovalutarle o sopravvalutarle, che spesso si oscilla tra il considerare chi racconta la propria vita online ora un mentecatto ora un oracolo.</p>
<p>Testo e sottotesto, messaggi pubblici scritti in linguaggi privati, l&#8217;ironia presa alla lettera, questo mi ripetevo rigirandomi tra le mani un foglio di carta intestata.</p>
<p>Lo giravo e lo rigiravo, con la sua bella intestazione in alto a destra, e rieccomi ventenne ad arrotondare facendo la segretaria che impazzivo per capire da che parte infilare il foglio nella macchina da scrivere e come impostare i margini e quanti fogli buttati che poi erano costosi e li andavo a buttare in strada, mai nel cestino, per non essere rimproverata.</p>
<p>Giravo e rigiravo quel foglio e pensavo al mio primo lavoro in agenzia di pubblicità, in tre e un computer solo in bianco e nero a cui io non avevo accesso quasi mai &#8220;tanto devi solo scrivere&#8221; e le ore a stampare la tesi con uno dei primi word processor con la testina a margherita e &#8211; incredibile &#8211; ho anche dovuto usare un Telex un paio di volte, che quando facevo la segretaria c&#8217;era la Guerra del Golfo e con certi paesi si comunicava solo così.</p>
<p>Giravo e rigiravo il foglio che poi ovviamente mi sono tagliata e quanto bruciano i tagli della carta, vero? E le ore passate a guardare le cianografiche e a correggere gli inevitabili refusi e poi ancora ore con la lametta sulle pellicole, che i PDF, negli anni &#8217;80, non esistevano.</p>
<p>Quando poi è arrivato il mio turno e raccontando i social media dicevo che già le cartoline erano &#8220;social media&#8221;, ma ve le ricordate le cartoline, che le dovevi spedire a uno che ti piaceva e avevi il batticuore e sapevi che quello che scrivevi l&#8217;avrebbe letto il postino, il portiere, la mamma etc?</p>
<p>Ero così infuriata con tutta la fatica fatta a gestire tutta quella carta e ho capito una cosa, che chi come me con la carta ci ha dovuto lavorare, che &#8220;tagliare un pezzo&#8221; significava lavorare di forbici e colla, non copia e incolla, che forse quelli come me potranno sì avere qualche momento <em>madeleine</em>, ma che bello il digitale e soprattutto quanto del lavoro di produzione della cultura è già in digitale da anni e continuiamo a pensare che siano due mondi paralleli.</p>
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		<title>Il mio nemico</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[buonsensismi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[coda di paglia]]></category>
		<category><![CDATA[stare al mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi fa un lavoro come il mio, un lavoro che ha molto più a che fare con il far cambiare punto di vista ai miei clienti che con qualunque altra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fa un lavoro come il mio, un lavoro che ha molto più a che fare con il far cambiare punto di vista ai miei clienti che con qualunque altra cosa; clienti che mi pagano<strong> per vederli tutti, i punti di vista</strong>, non rimanere inchiodati al proprio, che poi ti sembra coincida con la Realtà e poi un bel giorno ti ritrovi che invece no e porti i libri in tribunale.</p>
<p>Chi fa un lavoro come il mio, anche se come me lo fa (o cerca di farlo) con rispetto, gentilezza e umiltà, è scomodo. Anche se <strong>cerca di farlo al condizionale, rinunciando troppo spesso all&#8217;indicativo</strong>. Anche se cerca di farlo da tutti i punti di vista, non solo dal proprio.</p>
<p><strong>Chi fa un lavoro come il mio si fa facile dei nemici</strong> e a me questo non piace, a me piace essere utile e sentirmi <em>voluta bene</em>. A me piace stare dietro le quinte e farti prendere il merito, perché chi mi paga non mi vuole sul palcoscenico, vuole che tu impari a starci (che sia un palcoscenico digitale o fisico poco importa).</p>
<p>Chi fa un lavoro come il mio impara in fretta una cosa, e cioè che <strong>il primo a lamentarsi ha quasi tutte le colpe</strong>. Si chiama coda di paglia e ehi, non l&#8217;ho inventata io: questa cosa la sappiamo tutti, da tutti i punti di vista.</p>
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		<title>Il Grande Narratore</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[spot]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel caso qualcuno non avesse ancora capito che cosa intendiamo per &#8220;content strategy&#8221;. Non è uno spot, è un manifesto politico che venderà anche le macchine, ma come effetto collaterale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel caso qualcuno non avesse ancora capito che cosa intendiamo per &#8220;content strategy&#8221;.</p>
<p>Non è uno spot, è un manifesto politico che venderà anche le macchine, ma come effetto collaterale. Per la pubblicità in tempi difficili servono grandi narratori.</p>
<p><iframe width="530" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/tFAiqxm1FDA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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